Gli spazi dell’innovazione tra maker e coworking

a cura di Stefano Schiavo

L’innovazione oggi passa attraverso la rilettura delle relazioni tra aziende e clienti. Il solo know-how verticale non consente di sviluppare un virtuoso processo di creazione di idee e sviluppo di business. Se però il know-who emerge come fattore determinante, deve essere necessariamente riconsiderato il modo in cui si costruiscono gli spazi dell’innovazione.

I Fab Lab, i coworking, i makerspace sono la frontiera di un nuovo modo di lavorare in cui altruismo, curiosità e ambiguità determinano le possibilità di successo delle diverse iniziative emergenti. Questi fattori si rifanno agli approcci del Design Thinking e del Lean Startup che proprio su una lettura esplorativa, aperta e progressiva del mercato hanno fondato piattaforme metodologiche ormai mature. Il mondo dei maker e degli artigiani digitali, ma anche quello delle startup e dei nuovi modelli di business delle aziende consolidate fa sempre più riferimento all’attivazione di spazi relazionali costruiti per incrociare e ibridare competenze e conoscenze. Non è uno spazio che si progetta in maniera tradizionale.

Non è l’arredo o l’edificio che attiva relazioni virtuose. Si tratta piuttosto di abilitare comportamenti adeguati da parte delle persone coinvolte. L’attitudine allo scambio e alla condivisione deriva da un ambiente culturalmente preparato a un approccio di questo tipo . Il dialogo anziché lo scontro dialettico, l’incompiuto rispetto al patinato, la lentezza della costruzione di legami profondi anziché la superficialità dello scambio dei social network.

Proprio quest’ultimo aspetto ci riconnette alle tradizionali modalità di lavoro dei laboratori artigiani in cui la ritualità, la sequenza ritmica dell’apprendimento e la gestualità consentivano di costruire progressivamente un gruppo di persone che sapevano rispondere a sempre nuovi e veloci stimoli esterni attraverso un’intesa creata nel tempo.